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Archivio mensile:giugno 2014

001109480007Esattamente un anno fa siamo arrivati a Roma in bicicletta, era il 12 giugno 2013, dopo 7 giorni di sella, pedali, manubrio e birre. Per davvero. Ho sempre creduto che la bellezza di un viaggio stesse proprio nel percorrere la distanza che ci separa dalla meta, è lì il vero godimento, se poi sono le tue gambe a portarti allora sarà più facile anche per gli occhi scoprire ed esultare di così tanta Bellezza. Mi viene dolce con lei. Certo non è stata tutta discesa, le salite ci sono anche in Liguria e Toscana, altre salite poi non necessitano mica di una pendenza verso l’alto, si camuffano, quasi prendono in giro ma fanno parte del “gioco”. Sono i fori nella camera d’aria, la fatica, le cadute, la pioggia, il vento, il caldo, le strade inventate e i guadi sperati, sono i chilometri in più di quelli messi in conto, ma è tutto lì, altrimenti le discese che senso avrebbero? Si andrebbe giù, veloci, troppo veloci, senza pensare, senza piacere, con la testa dritta fino all’arrivo come quando si ha un motore sotto al culo. La bicicletta non te lo permette, cerca di evitartelo, certo se uno è di pietra di sicuro non lo trasforma in poeta, ma magari lo aiuta a far sì che la sua testa giri a destra e sinistra per guardare i paesaggi intorno, gli alberi, le nuvole, i prati, gli amici davanti e dietro, i cartelli stradali e le svolte, gli scogli e le spiagge, le isole all’orizzonte e quei mille papaveri rossi che sono stati una costante da Aosta fino a Roma, ci hanno accompagnato fin laggiù, silenziosi come le nostre bocche di fronte a certe meraviglie, davanti alla storia e sopra a quei tetti così lontani dalle nostre montagne ma che quella sera lì cazzo se erano belli. Ci guardava anche la luna, ci guardavamo noi, con gli occhi di chi quegli 803 chilometri li ha fatti su due ruote e senza motore. Ed è stato bello, bellissimo, incredibilmente Ricco. Per davvero.

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