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Archivio mensile:novembre 2011

Un paio di mesi fa Layne mi scrisse che ci sarebbero stati i Crash Of Rhinos a Torino. Li misi da parte, non posso mica andare a fotografare tutti quanti, mi dissi.

Il Caso, ben mascherato da Destino e Desiderio, fece si che io domenica 20 novembre presi il treno delle 18.26 da Aosta, direzione Porta Nuova. Zaino, un cambio e la macchina fotografica. Un rifugio per la notte ed un concerto ad attendermi, oltre a lui, il Caso. Poche foto risparmiando i rullini per la fame, i ricordi invece in abbondanza, tanti, limpidi e disperati, odiati, ma solo per 2 minuti, fugaziani, amichevoli, ricordi irreali e lontani, troppo, troppi forse, quasi invisibili. Presenti sul palco 5 ragazzi inglesi, un paio di strumenti e delle belle canzoni.

Ma belle belle belle.

Belle perché era la prima volta che le ascoltavo e allora se una cosa ti piace da subito è bella per sempre.

Rare.

Come il Caso quando si trasforma in Destino. Sapere perchè ero lì ormai era diventato scontato.

Canon Eos 1D Mark IV

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Il viola, talvolta, inganna.

Gli Illogicist sono uno di quei gruppi che non vorresti mai ascoltare per sbaglio sul tuo stereo, soprattutto quando la domestica ti spolvera la cameretta. Death metal, nero. Foto promo per il nuovo disco. Stai attento e leggiti il bugiardino.

” The Unconsciousness of Living was finally released in the USA on the label Willowtip Records. The album is a concentration of aggressiveness and brutal melodies which gives life to the most technical and mature work composed to date. The European release is expected in January 2012 and will be distributed by Hammerheart Records. Stay tuned!“

www.illogicist.com

Canon Eos 1D Mark IV

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“Personalmente, la montagna mi ha insegnato una cosa: che da una cima non si va in nessun posto, si può solo scendere. Una grande lezione: scendere, tornare indietro, all’essenziale, alle origini. Lezione che induce a riflettere sulle vette della vita: il successo, il denaro, il potere, le vittorie. Vette che chi le ha ottenute, un giorno dovrà lasciare.”

 Queste non sono parole mie, bensì di Mauro Corona. Mauro Corona è una di quelle persone che vorrei incontrare al bar la sera, quando fuori fa freddo e tutti se ne stanno in casa, soffocati dalle comodità di un soffice divano e rincuorati dalla speranza di un bel pompino. Alpinista, scultore e scrittore Mauro ha accompagnato il mio viaggio verso L’Eroica con un piccolo, ma immenso, libricino chiamato La Montagna. 95 pagine di ispirazione, ammirazione, rispetto e insegnamenti. In quelle parole mi ci sono trovato e non è stato difficile capire che molti pensieri potevano benissimo adattarsi alla meta del nostro viaggio, quello mio, di Marco, Andrea, Roland, Alice, Mauri, Andrea e Alberto.

L’Eroica è una pedalata tra le strade bianche del Chianti senese, da fare esclusivamente con bici d’epoca, ovvero con bici costruite prima del 1987. Un ritorno alle origini insomma, quasi una rivincita dell’acciaio sulle leghe leggere, un ritorno a ciò che il Ciclismo ha rappresentato per tanti anni, quel Ciclismo Eroico appunto, quello di Gino, di Fausto, di Alfredo, di Fiorenzo, di quell’Italia unita dalle due ruote e separata dalla Guerra. Ecco allora il Ciclismo fondersi con le Montagne, lo Stelvio, il Galibier e l’Izoard, la fatica e la speranza, i sogni di un popolo che vedeva nei corridori la rivincita da un periodo di sofferenze. Il Ciclismo come la Montagna, entrambi metafore della vita, in tanti hanno scritto di loro, poeti, giornalisti, scrittori, ora è il mio turno, con un pò di presunzione forse, ma con il cuore in mano e negli occhi quei giorni trascorsi con i miei Amici.

Gli Amici Miei.

Ecco un paese di 1.200 famiglie trasformarsi in un’unica famiglia composta da più di 4.000 persone che in quei primi giorni di Ottobre con le loro biciclette lo accarezzano, lo circondano, quasi a proteggerlo e lo solleticano, lo rallegrano, talvolta aiutati dal frutto di ciò che prende vita da quelle colline. Ecco Amerigo che balla con Alice e ci racconta del suo passato a tratti burlesco e gaudente. Ecco allora che mi fermo a parlare con un uomo che potrebbe essere mio nonno, gli sguardi si incrociano, parliamo di quest’Italia malata, della sua giovinezza, della mia nostalgia. E non ci scambiamo le mail, probabilmente non ci rivedremo mai più. Ecco che il mio vino è finito. Ecco ora la partenza che ci unisce, tutti insieme, mi guardo intorno, la scritta Bartali sul metallo mi rincuora, i 75 chilometri passano tra salite, polvere e ammirazione, il sole ci accompagna, si spera di non bucare, si soffre un pò, ma si è ripagati dalla ribollita e dai sorrisi dei compagni. Ecco le colline, le damigiane, il pizzo e l’asfalto.

Ecco il traguardo.

Ecco, ecco il tramonto che ci accompagna verso casa, ed ecco che d’un tratto ripenso a quei giorni e alla ricchezza che mi hanno donato.

Grazie a Lomography, Mauro Corona e William Fitzsimmons. E grazie agli Amici Miei.

[vimeo http://vimeo.com/30305924 w=640&h=360]

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A distanza di due mesi dall’Antimtvday pubblico le foto. L’attesa perchè ho preferito dare la precedenza alla carta stampata.

Salad Days appunto, ho anche voluto scrivere di quel giorno, perchè le immagini parlano da sole ma certe volte non bastano.

”L’ultimo.

Scrivo ora dell’Antimtvday 2011. L’ultimo appunto. L’ultimo perché tutte le cose belle prima o poi finiscono.

Bologna, XM24.

Il sottoscritto più Layne, Gera, Peciu e Jonny. Le spese divise perché c’ è crisi. Il sudore condiviso perché ce n’ è bisogno. A Bologna fa caldo, almeno 30 gradi. Arriviamo nel primo pomeriggio, giro semituristico e qualche birra per raffreddare. L’ XM è un posto estraneo all’ Italia, pienamente anarchico e volontariamente autogestito. Si sta bene. Il merch dei gruppi riempie i vuoti di un cemento malvestito. Due piccole stanze ospitano i concerti. Lì dentro il caldo e l’ umidità aumentano. Ho le dita consumate, come quando sto troppo tempo in acqua. Come quando le ragioni non le senti, senti solo il desiderio, di stare lì, con i piedi sul palco e con le mani sui tasti della macchina fotografica. Non ho vissuto gli anni dei Kina, nonostante sia di Aosta, ma ho le immagini di quei concerti fisse in testa, l’ odore della carta dei libri di Glen Friedman sui polpastrelli. Quella sera ci sono finito dentro. Dentro a quei libri e a quelle immagini. SUDORE POGO E GRATITUDINE. Ma anche lealtà e spirito. Rabbia, ideali. E soprattutto PASSIONE. La respiravo, la respiravamo. Tra una foto e l’ altra mi fermavo ad osservare le smorfie di dolore, di piacere, gli sguardi degli uni e degli altri. Il cuore quella sera ha fatto gli straordinari, invisibile agli occhi ma presente sulle facce. Le facce di tutti, di chi ha voglia di creare e condividere, di chi ci crede, di chi si è fatto migliaia o solo centinaia di chilometri per essere lì, ancora una volta, felice di aver condiviso qualcosa di speciale e irripetibile.

GRAZIE.”

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