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001697060032Sono pieno di input. Da Mark Lanegan alla barba che ho tagliato da qualche ora. E amici, cantanti, conoscenti e facinorosi. Cinici. La sera rimane un bel momento della giornata, anche se l’ora di luce serve più dopo che prima. Genova mi fa venire in mente la parola sicurezza. Quella che nel 2001 è venuta meno, quella che da un colore vuole essere rappresentata, quella che ci propinano dall’alto, quella che fa fare plastici e proclami, quella che rende le persone almeno dignitose, almeno per qualche minuto, almeno agli occhi celati. Che siate stramaledetti, voi e la vostra ignoranza da centro commerciale, voi e la vostra sicurezza da undici settembre, le vostre felpe toponimiche, le vostre bandiere tricolori, le frasi fatte e quelle da fare, il Capodanno e i mercatini di Natale. Che siate stramaledetti insieme alle vostre scuole di politica, alle vostre aspirazioni, ai vostri tifi da stadio, alle vostre motoseghe facili e alle vostre seghe incompiute, ai vostri mi piace e agli autoscatti, e ai vostri cazzo di confini. Non ci meritiamo niente, perché anche niente sarebbe eccessivo. Genova ti mette in soggezione e ti accoglie, nonostante le opere inutili e i fiumi dirottati. Genova è bella come la ragazza delle medie, è elegante come sua madre. Genova è (in)consapevole e grande come poche. Genova è fantastica. Tutto il resto l’ha già detto De Andrè.

Canon Eos 1n + Fuji Superia X-TRA 400

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001674040025Oppure la rivincita della Mju. Persa, dozzine di giorni fa in uno squallido locale di un’incompiuta cittadina, ricomprata poi dal buon amico Matteo per poche lire e caricata di 36 pose per questa prima uscita informale al Bivacco Regondi, insieme a Rolli e quattro tedeschi incontrati lassù. Poche parole e tanti silenzi, desiderati. E poi questi scherzi dell’iridescenza, che alla temporanea perfezione del digitale ci fanno un baffo, ma un baffo importante, tipo quelli di Salvador. Ho messo anche quelle fotografie in questo “articolo”, perchè chi ha occhi possa accorgersi dell’imperfezione della perfezione, scusate la replica. Comunque la Mju è una macchina fotografica e queste fotografie, perdonate la pretesa, vorrei dedicarle alla fragilità dell’uomo, che possa ricordarsi sempre di quel nove ottobre 1963, di quello stupro ostentato e di quella memoria troppo spesso dimenticata. E alla bellezza delle pellicola, che mi coglie sempre impreparato. E anche un pò a Nick, Let Love In, mofos!

Olympus mju + Fuji Superia X-TRA 400 + Fujifilm x100s

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001677220034Il Natale è tornato, passato ormai e lo specialone si palesa ancora una volta. Come al solito caratterizzato da un sacco di sobrietà quest’anno ci trovi dentro gli amici miei, un concerto dei Mastodon, varie cene più o meno segrete, una giornata sugli sci, due babbe di natale, tre mani, il numero 7 che non tornerà più, gli aperitivi nei bicchieri di vetro, mio papà, Tony bestemmia, il Cioè e un sacco di allegria! L’augurio rimane sempre quello, che il 2015 possa essere anche peggio, continuate a combattere e che la grinta sia con voi. Sempre.

Olympus mju + Canon Eos 1n + Kodak Trix 400

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001660610034La frase qui sotto è dei Titor, che sono un gruppo della madonna in un paese di madonne che poco hanno a che fare con la Vergine e il suo primo valore. Spesso sono celebrate, pregate, esclamate. Parlano dalle loro campane di vetro e dai loro altarini, parlano di un cazzo di niente ma parlano, anzi, hashtaggano tutto, anche gli acari sopravvissuti alle pulizie di primavera. Poverine. Cercano il senso ma non servono metri quadrati di vetro per guardare meglio fuori. Allontanatevi.

“Noi che non siamo come voi e non lo saremo mai, devi crederci se vuoi, dal 2036.”

Konica Hexar + b/w 250

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001650600006Anni fa insieme a René provammo a raggiungerlo, ma la neve era già troppa e così dopo un pranzo freddo tornammo indietro. Quest’anno invece ci siamo tornati, abbiamo festeggiato la fine di una finta estate che ai telegiornali non è piaciuta ma a me si, si è solo spostata di qualche giorno più in là, mescolata all’autunno, nessuno l’ha riconosciuta. Non sono mai contenti quelli lì che danno le notizie, il caldo è sempre troppo caldo e il freddo pure, ma i paletti li abbiamo messi noi no? E allora che cazzo ti lamenti se il sole non scalda e la neve non scende? Lamentati che non riesci a entrare nel garage con il macchinone o che c’è la coda in tangenziale, di quello lamentati. Ma è un lamento che lascia il tempo che trova, perchè tanto il pane in tavola c’è sia a pranzo che a cena, a colazione no perchè le merendine sono più comode. Lamentati che non puoi volare nella suite da 23.000 dollari di Singapore Airlines. Le basi cazzo. Le basi sono scappate per lasciar posto alle rate che vi fanno felici, con quelle te la compri la vita, con le rate dico. Lavora, rateizza, vivi e muori. Che poi devi fare le rate pure per il funerale. E allora che cazzo ti sei comprato? Lo spazio sul giornale locale e qualche parola di circostanza. Bisognerebbe che le scuole dedicassero più tempo all’aria aperta, alle gite, alle scoperte, che tanto le piramidi te le vai a vedere quando vai in vacanza a Sharm El Sheikh e il colosseo tra poco crolla. E dal ’40 al ’45 non è successo niente.

Canon Eos 1n + Kodak Gold 200

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001649670027Qualche giorno dopo l’inaugurazione del bivacco Duccio Manenti io, Fabien e Marco siamo saliti nella selvaggia Valtournenche per documentare fotograficamente e fisicamente questa nuova costruzione che sorge sulla riva del lago di Balanselmo, nella conca di Cignana. L’anno è il 1968. Millenovecentosessantotto. In Vietnam si continua a combattere. A gennaio è cominciata la Primavera di Praga, a marzo a Valle Giulia i poliziotti picchiano gli studenti, ad aprile l’uomo bianco spara a Martin Luther King e Rudi Dutschke viene gravemente ferito. Arriva poi il Maggio francese e agosto si porta via la Primavera. E i pugni chiusi di Città del Messico, il “potere operaio”, Il Cantico dei Drogati e Sympathy for the Devil. Bonatti continua a collaborare con Epoca e ci invoglia a partire, esplorare, scoprire. Documentare. E allora mi chiedo: chissà quanto durerà questo piccolo bivacco di legno e lamiera, chissà se Kubrick ci ha visto giusto con quel suo film che parla del lontano futuro, chissà se i nostri figli impareranno da quest’anno che quasi sta per finire? Maledettamente fertile. Chissà se ne costruiranno altri di “nidi” come questo, essenziali, magnificamente scomodi, sufficienti a condividere una cena fugace e un paio di bottiglie di vino. O invece i nidi diventeranno voliere, controllate e chiuse a chiave, magari piene di acqua e cibo che serviranno a farci ungere un pò alla volta, pensando che a casa si sta bene in fondo, si sta bene sotto controllo altrui. Tanto la storia è sempre quella, quella con la s minuscola no? Quella del pane e del circo. Poi per viaggiare si può uscire quando fa buio, guardare all’insù con un binocolo e farsi aiutare da qualche fatina verde.

Canon Eos 1n + b/w 250

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