tor des geants 2013.

lucabenedet_TOR2013-3860Il Tor des Geants è un Endurance Trail che si snoda lungo le due Alte Vie della Valle d’Aosta con partenza ed arrivo a Courmayeur per un totale di circa 330km (200 miglia) e 24000 metri di dislivello positivo, seguendo per prima l’Alta Via n°2 verso la bassa Valle e ritornando per l’Alta Via n°1. Quest’anno, come l’anno scorso, ho avuto la fortuna di seguirlo molto da vicino. Per una settimana, dall’8 al 15 settembre. Di seguito foto e parole.

L’attesa, parte prima.

“L’attesa attenua le passioni mediocri e aumenta le grandi.”

Si, è proprio così, François de la Rochefocauld ha ragione, uno ad aspettare qualcosa che non ha voglia di fare si annoia, perde il desiderio. Io è poco meno di un anno che lo aspetto, il Tor des Geants. L’anno scorso è andata d’incanto, ho scoperto tanto, quest’anno voglio fare altrettanto e anche di più. E allora al via le prove tecniche, quelle sul campo. Lunedì sera per esempio è andata così: eravamo io, un grande zaino, qualche vizio e un paio di passioni. Ad una certa è arrivata Venere e poi Tom Waits; le stelle sono comparse e i rumori sono rimasti pochi e lontani, così come i pensieri. E’ andata bene sulla Becca France. Il mio secondo Tor si avvicina, ho voluto fare una prova generale su come e cosa portarmi dietro, sentimenti inclusi, ma quelli non si attenuano, quelli aumentano.

L’attesa, parte seconda.

Due giorni in cielo, in tutti i sensi. Giovedì e venerdì ho avuto la possibilità di seguire da vicino la posa dei bivacchi e la consegna dei sacchi con il “carburante” per gli atleti in quei punti dove il fuoristrada non arriva e il mulo non ce la farebbe più. L’elicottero è una macchina straordinaria, la migliore forse. Due giorni con Oscar, Alex, Matteo, Andrea, Lorenzo, Lucio e Silvio, su è giù per le vallate in tempi brevi, osservando dall’alto la natura che da domani affronterò a piedi, pensando ai miei di tempi, sperando di raggiungere in una settimana quello che ho visto nei due giorni passati. E magari anche di più. L’attesa è finita, domani si parte, mi verrebbe da dire di nuovo, ma quel nuovo prenderebbe un significato sbagliato, di sforzo. Così non è. Il significato giusto è novità, curiosità. La realtà è che nonostante l’esperienza dello scorso anno di nuovo ci sarà TUTTO per me, la seconda volta meglio della prima, ne sono sicuro.

La fine, l’inizio.

La fine dell’attesa, dei pensieri, della preparazione, la loro, quella degli atleti e la mia, per la seconda volta a scrivere e fotografare di questa meravigliosa esperienza. Ogni fine porta con sè un nuovo inizio. L’inizio di quest’anno è stato bagnato, pieno di sorrisi e di colori, pieno di nazioni, atteso. Sono stati giorni di riflessione e prove (l’attesa, parte prima), ma anche di scoperta e stupore (l’attesa, parte seconda). Ora si parte. La macchina è carica, direzione Valgrisenche e Col de la Crosatie. A dopo.

Lac du Fond.

Scrivo dalla base vita di Valgrisenche, al momento sono entrati 250 atleti. Fa freddo, pioggia e temperature in diminuzione. Sarà così fino alle 4 di domani mattina. Questo pomeriggio salita al Lac du Fond dove ho incontrato Monta, Elena, Anna e Blondie, il loro cagnolone. Un’oretta di attesa e il primo è passato, accompagnato da repentini movimenti di nuvole e previsioni più o meno attendibili. Scendiamo, il sentiero è bagnato, da starci attento camminando, figurarsi di corsa. Incontriamo tutti i primi, arriviamo a Planaval che ne sono passati una cinquantina. Saluto gli amici ai quali nel frattempo si è aggiunto Bubba, speravo di potergli fare vedere da vicino come funziona una base vita ma senza pass ogni accesso è vietato, peccato. Saluto anche lui e torno su. Scelta delle foto, birrette e saluti con i ragazzi addetti ai tempi gara. Il vento è sempre più presente, pasta e rifugio Epée.

La prima notte.

In linea con la decisione dell’organizzazione, il blog Tor è sospeso per l’intera giornata in segno di rispetto verso la vittima dell’incidente mortale di questa notte, Yuan Yang.

La prima notte di questo Tor è passata, tra una pausa alla base vita di Valgrisenche, qualche birretta, caffè e notizie sul tanto freddo del Col Fenêtre. Quella era la mia direzione. Ho lasciato la base vita intorno alle 23.30 direzione rifugio Epée, preparato lo zaino mi incammino verso il colle, cammino in mezzo agli atleti, gli unici rumori di questa notte sono i respiri affannati e qualche bastoncino che picchia contro le pietre. Il fiume è il sottofondo costante. Un’oretta circa e son su, il vento è forte e si porta con sè piccole goccioline d’acqua, far fotografie così è difficile in più ho paura che finisca la batteria della frontale, decido di scendere, tre thè caldi in rifugio mi sistemano e mi preparano per la notte, mi chiudo in macchina e dormo qualche ora, al risveglio il cielo è blu e le montagne sono innevate, tutto sembra esser tornato al suo posto. Salgo in macchina e mi dirigo verso Valgrisenche, ho bisogno di caffè. Durante il tragitto mi chiama Raffaella dandomi la brutta notizia, d’un tratto tutto sembra non esser più al suo posto.

Col Fenêtre e Col Entrelor.

Notte e giorno, pioggia e sole. Il meteo la fa da padrone e gli uomini si adattano. Si proteggono e subiscono, faticando, avvolti dal buio e baciati dal sole. Salita lunga quella dell’Entrelor, insieme a Bubba e Luke ho accompagnato un amico concorrente, Willy, numero 705. Mi hanno aiutato portandomi lo zaino in salita e discesa, probabilmente fare due colli in 12 ore non ha pagato, ero un pò stanco e loro sono stati gentili. Era da tempo che non camminavo senza zaino, leggero, a “schiena libera”. Bella sensazione. Scendendo siamo andati incontro agli ultimi, la fatica era visibile, la voglia di continuare ancora di più. Ora sono a Cogne, al bar si parla di Tor e vanità, poche ore dormite in macchina, caffè doppio e discesa a valle destinazione Pontboset e Perloz.

Rifugio Sogno.

Breve ma intenso passaggio al rifugio Sogno ieri notte. Ho lasciato la base vita di Cogne verso le 23.00, la poderale che sale è lunga, c’è tempo per incontrare una volpe e alcuni atleti. Il rifugio è in un posto incredibile, poco distante dal colle che porta al lago Misérin. La scorsa notte mi ha offerto un cielo meraviglioso, brillante. Laggiù in fondo strisce di nuvole parevano disegnate in cielo, timide, rispetto alle stelle lucenti. Altre luci arrivavano dal basso, alcune invece lasciavano il caldo del rifugio per iniziare la salita verso il colle. Sono tornato a Cogne alle sei del mattino, qualche ora di sonno e la testa già pronta per ripartire.

Pontboset e Perloz.

Dopo il caffè di questa mattina a Cogne sono passato per Aosta a salutare i miei genitori e recuperare una batteria di riserva per la frontale. Ancora caffeina e traffico del martedì, di questo proprio non sentivo la mancanza. Primo stop della giornata a Pontboset, uno di quei posti che in 28 anni di residenza valdostana non ho mai visto, benvenuto stupore! Incontro un paio di atleti e decido di seguirli, scendo fino ad incontrare una frazione chiamata Frontiere, probabilmente più di così non potevo immaginare, la favola è reale. Il villaggio in questione è disabitato, alcune case sono accompagnate dalla scritta vendesi, tutto d’un tratto sogno di vivere qui. Passano alcuni atleti, quasi si stupiscono di vedermi qui, scendo di corsa fino a Hône, toast e bibita al Bar del Mulino dove mi accorgo di aver dimenticato il caricabatterie del Mac a Cogne. Bravo Luca, 10 e lode. Torno su, lo recupero e salgo a Perloz, mi chiedo se oggi sia la giornata delle sorprese, nel bene e nel male. Vale lo stesso discorso di prima, occhi spalancati e tanta meraviglia. Il tempo qui è ancora un valore, scorre lento così che tutti ne possano beneficiare, difficile nel 2013, ma sembra che i concorrenti ne siano consapevoli, i bambini ancora di più. Sono fortunato ad avere certe bellezze a qualche chilometro da casa. Il paese è in festa, gli atleti lasciano il ristoro con un sorriso grande così, scendo a fotografarli fino al ponte che porta alla chiesa. Ora sono a Donnas, mangiato e bevuto. I fisioterapisti non hanno smesso un attimo di massaggiare gli atleti; la terza notte si sta avvicinando, gli occhi sono stanchi ma pieni di bellezza, ogni secondo di più. Dormite bene.

Lago Vargno.

Ieri sera alla base vita di Donnas ho incontrato Raffaella e così abbiamo deciso di salire insieme al Lago Vargno. Abbiamo passato un paio d’ore alla base, mangiato, bevuto e sistemato le foto del giorno. Verso mezzanotte e mezza abbiamo lasciato Donnas e ci siamo diretti a Fontainemore. Troviamo subito la strada e in un’oretta siamo al lago. Vediamo le prime frontali scendere dal bosco. Appena sopra il lago un gruppo di volontari aspetta gli atleti e offre loro un riparo, dell’ottima pasta, Fontina, acqua, birra e per chi vuole anche la possibilità di dormire. Tanti resterebbero ancora un paio d’ore ma la strada li attende, Colle della Vecchia e Niel in programma. La stanchezza è visibile sui loro volti, ormai sono oltre metà gara e i pensieri aumentano, i problemi, per alcuni, ancora di più. La voglia di scherzare non manca, probabilmente senza quella sarebbe ancora più difficile arrivare a Courmayeur. Ora siamo ritornati a Hône, la colazione è fondamentale in questi giorni, dove anche noi dormiamo poco ma viviamo tanto.

Col Pinter.

Giornata condivisa con l’amico Paul quella di oggi. Saliamo al Col Pinter nel primo pomeriggio, erano anni che non percorrevo la regionale della Val d’Ayas, lassù è diverso, quelle valli lì, delicate, quasi fiabesche sembrano non appartenere a questo mondo qua. Gressoney, Ayas, Champorcher, hanno qualcosa di magico, l’ho sempre pensato e ogni volta che ci torno ne ho la certezza, ovviamente senza nulla togliere a tutte le altre valli del mondo, ma certe cose sono personali, mica le puoi definire o consigliare. Saliamo lungo la poderale che inizia da Frachey, parcheggiamo vicino alla casa di un pastore che ci indica il sentiero per l’Alta Via, le mucche ci guardano perplesse, chissà cosa pensano le mucche quando ci guardano, me lo chiedo sempre. Domande filosofiche. Arriviamo al colle dopo un’oretta e mezza di cammino, fa freddo, minuscoli fiocchi di neve portati dal vento ci danno il benvenuto. Nell’attesa una famiglia di camosci si fa invidiare mentre danza sulle rocce di fronte a noi. Scatto un pò di foto e poi torniamo verso la macchina. Riaccompagno Paul a Verres, dove ci eravamo visti questa mattina, nel frattempo penso che voglio raggiungere Courmayeur e fotografare Francesca all’arrivo. L’anno scorso me l’ero persa ma adesso c’è tempo e voglio esserci. In statale incontro un altro amico, anzi, prima incontro il suo furgone e poi lui, il buon Lotto. Pizzetta e birra a Nus, saluti e chiacchiere ed ora eccomi qua, in sala stampa a Courmayeur. Francesca è appena passata al Bonatti, è tempo di preparare la macchina fotografica, gli accessori e spalancare gli occhi. Ci siamo.

Francesca.

Francesca Canepa ha vinto il Tor des Geants per la seconda volta di fila. L’articolo potrebbe finire qui. Le sono andato incontro qualche centinaia di metri prima della passerella finale, era molto provata, esausta, sorridendo mi ha detto che c’erano soggetti migliori da fotografare. Può darsi, ma dopo 330 km in meno di 4 giorni forse la vera bellezza sta proprio in te, Francesca, in quello che ci hai messo, in quello che hai ricevuto e in quello che hai rappresentato per tante persone. Ripetersi vuol dire non lasciare spazio agli errori, seppur minimi e probabilmente inevitabili, vuol dire conoscere ma soprattutto conoscersi, qualità rara di questi tempi. Brava Francesca!

Bivacco Clermont e Col de Vessonaz.

Quello che leggerete ora l’ho scritto ieri notte poco prima di addormentarmi.

“Sono le 01.10 di venerdì 13 settembre, ho appena lasciato il bivacco Clermont per raggiungere la mia tenda. Fuori il vento si fa sentire, gli atleti continuano ad arrivare, dormire alcuni e ripartire altri ancora. Da qui posso vedere le frontali salire verso il colle Vessonaz. Sono arrivato al bivacco a metà pomeriggio, incontro subito Ettore, Egidio e gli altri volontari che sono qui da un paio di giorni. Piazzo la tenda e decido di salire al colle, arrivo che il sole sta finendo il turno, giù a dormire dietro la catena del Bianco. Mentre lo guardo addormentarsi incontro un paio di concorrenti totalmente in estasi da tanta bellezza. Questa zona della Valle è sorprendente, selvaggia e con scenari da far invidia ai migliori film di Sergio Leone. Verso le 20.30 abbiamo mangiato. Pasta al sugo e bodeun con patate; il corpo non deve patire, mai, soprattutto a 2700 metri. L’atmosfera qui è fantastica, famigliare, sincera. I concorrenti arrivano un pò alla volta, stanchi, infreddoliti, felici. Ora i chilometri i fanno sentire sempre di più e un posto caldo dove mangiare, bere e stendersi per un pò è ciò che desiderano di più al mondo. Oggi è stata una BELLA giornata, senza bisogni ma piena di momenti aulici. Sono le 01.33, De Andrè, un sorso di Laphroaig e una piccola luce. Buonanotte da quassù.”

Stamattina mi sono svegliato alle sei, uscire dal sacco a pelo è stato quasi difficile, ma le prime luci del giorno motivano abbastanza per farlo. Nell’attesa mi faccio un caffè. Guardo lontano, dal Monte Rosa al Gran Paradiso, le cime prima arrossiscono poi si fanno viziare dalla luce. Smonto la tenda, rifaccio lo zaino ed è tempo di scendere. Vorrei che questa settimana non finisse mai, lo dico ogni anno, girare la mia Valle senza sapere che giorno è, di giorno, di notte, bello o brutto tempo è una delle cose più belle che mi potessero capitare. Un saluto agli amici del Clermont e poi giù alla macchina. Sosta al Petit Relais per pubblicare foto e parole, colazione tardiva, un piatto di pasta, gelato e caffè. Grazie. Tra poco riparto, destinazione Malatrà.

Giallo e blu.

Il giallo è il colore delle sacche che si portano dentro, per una settimana, l’essenziale per gli atleti. Il blu invece è il colore delle magliette date a tutti i volontari del Tor 2013. Questi due colori dominano le basi vita, da Valgrisenche a Ollomont è un flusso continuo di movimenti perfetti. Sacche che si spostano, braccia che si allungano per offrire cibo a tutti i concorrenti, risposte immediate, indicazione su dove dormire, farsi la doccia o semplicemente riprendere il cammino verso il traguardo. I sorrisi sempre in primo piano e la gentilezza segue a ruota. Qua della vita, se ne prendono cura come si deve.

Col de Malatrà.

Caro colle, era un anno che ti volevo vedere e ieri, finalmente, ce l’ho fatta. Sono salito da te nel primo pomeriggio e una volta lassù ho incontrato Aurelio, Pietro e Lucio. Ci siamo fatti compagnia per un bel paio d’ore, festeggiando i concorrenti, fotografando quello spettacolo di visione che ci hai offerto, improvvisando un caffè e aspettando le prime stelle. Per Lucio era la quarta notte fra le tue rocce, Pietro, come me, era lì per far durare un pò di più quei momenti di gioia e sfogo dei concorrenti e Aurelio lo aveva accompagnato. Hai accolto tutti con modestia, nonostante la tua grandezza. Certo, per godere di quelli scenari lì un pò di fatica ce l’hai fatta fare, ma poi una volta sulle tue spalle, tutto passa. La fatica si dimentica, la gioia si trasforma in sfogo, scendono lacrime, la vista guarda lontano, tutti sanno che Courmayeur è lì sotto. Ancora quattro passi fuori dal tempo e sono arrivati, loro. Noi invece ti abbiamo salutato e siamo scesi al rifugio Frassati; polenta, vino rosso e ritorno a casa. Manca poco.

Di Gioia e delle sue manifestazioni.

Quel poco che mancava venerdì è stato consumato. Ora è lunedì e il grande viaggio è finito da due giorni. Le ultime due persone sono arrivate a Courmayeur, i primi premiati e tutti festeggiati. La Gioia, per tutti, di aver concluso o almeno preso parte a questo cammino sulle Alte Vie. La Gioia, mia, di star fuori casa una settimana senza una dimensione di spazio e di tempo definita da orari ma dalla luce, del giorno e della notte, la Gioia dell’attesa, della partenza, delle fotografie, delle persone incontrate, dei sorrisi, delle parole, del far finta di vivere una vita così, la casa in macchina e via andare. La Gioia della meta nel viaggio, della condivisione, dei messaggi, degli sguardi, dei “Grazie e arrivederci”, della stanchezza, delle albe e dei tramonti, dei panorami, di farsi un caffè con davanti agli occhi il sole che sorge su quelle montagne lì, la Gioia di questa settimana magica che vorrei durasse un mese o due perché sto proprio bene là fuori, senza bisogni ma pieno di Gioia, appunto. La Gioia nel non far diventare mai un’abitudine lo stupirsi di fronte a tanta BELLEZZA. La Gioia che provo a ringraziare TUTTI quelli che mi sono stati vicino, che la settimana prima erano solo dei nomi, che mi hanno aperto la porta, accompagnato sui sentieri, portato lo zaino, telefonato, scritto, fatto domande o semplicemente ascoltato. GRAZIE.

Ho voluto scrivere della Gioia perché venerdì sera al Col de Malatrà mi si è presentata davanti ogni volta che arrivava un concorrente, l’euforia di Germain in cima al colle, le urla di tanti all’inizio della discesa, ma l’intensità e il caso direi, nel vedere un concorrente spagnolo appoggiarsi alla roccia proprio davanti a me, nel silenzio completo, posare i bastoncini per terra e piangere, senza dire una parola ma semplicemente girandosi ad ammirare quello per cui aveva camminato tutti quei giorni, bè, credo proprio che quella Gioia lì, che più di tutto sapeva di conquista e liberazione, me la porterò dietro per sempre. Ne sono sicuro. Questo post è dedicato a lui, agli ultimi, ai primi, a chi, da lassù, ha visto tutto e anche di più.

L

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1 commento
  1. Complimenti per l’articolo e per le foto…e complimenti per come hai catturato l’istante della gioia nella fatica, e come hai trasmesso l’energia del momento!!

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