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“On danse toujours sur un mur, un pas en avant, un pas en arrière, le jour, la nuit … Car un faux-pas sur ce mur et tout change du noir au blanc, des nomades ou des résidents, des lumières ou des ombres, des enfants gâtés ou des frères de misère.”

Le pellicole prima, del Belgio fatto di pioggia, birre e cibo di merda. Il digitale ora, dei concerti del Groezrock, delle corsette da un palco all’altro, delle note, delle birrette nel frattempo, dei “si, hanno suonato bene cazzo però chissà come sarebbe stato vederli 10 anni fà”, dello stare sul palco con le lacrime agli occhi ad ascoltare quel pezzo che prima era solo un file, del fango, dello stage diving, degli occhi di chi era sotto quei palchi con le vene fuori dal collo a urlare come se dovesse sbriciolarlo quel muro.

Canon Eos 1D Mark IV

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Per la prima volta li ho visti dal vivo, sudati, affaticati, bagnati dalla pioggia, depilati, colorati, agili pedalare sul carbonio, statici nelle fughe, attendisti, quasi noiosi, preceduti dalla carovana, dagli sbirri, dalla Rai e viziati a dovere da quelle ammiraglie che una volta finita la gran pedalata danno inizio alla loro di gara, verso un traguardo immaginario. Un giro che forse “stanca” tutti quelli che lo circondano e lo seguono da vicino a tal punto da concedergli quelle gran sgasate che così platealmente contrastano con la bellezza del Giro, quello vero, quello con le biciclette.

Canon Eos 1D Mark IV

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Narrare parte della storia di un paese è di solito compito degli storici, che però scrivono libri, e i libri vanno letti per capire, altrimenti, tanto vale. Gli Offlaga sono degli audio libri in carne ed ossa, ti parlano della storia, la loro ma anche un pò la nostra, sono essenziali, nostalgici quanto basta, provinciali, socialisti ma soprattutto emiliani, nati  e vissuti negli anni in cui “il partito comunista prendeva il 74% dei voti e la democrazia cristiana il 6%”, sono di Reggio Emilia. Insegnano e ti fanno venire voglia di imparare, col dizionario sul palco e il Toblerone in bella vista, e poi con quell’accento lì.

“Ho fatto l’esame di seconda elementare nel 1975.
Il socialismo era come l’universo: in espansione.
La maestra mi chiese di Massimiliano Robespierre.
Le risposi che i Giacobini avevano ragione e che,
terrore o no la Rivoluzione Francese era stata una cosa giusta.
La maestra non ritenne di fare altre domande.
Ma abbiamo anche molti ricordi di quel piccolo mondo antico fogazzaro:
– l’astronave da trecento punti di Space Invaders
– Enrico Berlinguer alla tv
– le vittorie olimpiche di Alberto Juantorena in nome della Rivoluzione Cubana
– i Sandinisti al potere in Nicaragua
– il catechista che votava Pannella
– gli amici del campetto passati dalle Marlboro direttamente all’eroina alla faccia delle droghe leggere
– i fumetti di Zora la vampira porno e la Prinz senza ritorno
– il referendum sul divorzio e non capivamo perché se vinceva il No il divorzio c’era e se vinceva il Si non c’era
– Anna Oxa a Sanremo conciata come una punk londinese
– i Van Halen
– la prima sega
– la vicina di casa, un travestito ai più noto come Lola che mia madre chiamava Antonio con nostro sommo sbigottimento
– Jarmila Kratochivilova
– il Toblerone, qualcuno sa perché
– una scritta degli ultras della Reggiana dopo il raid aereo americano su Tripoli negli anni ottanta.
Diceva: “grazie Reagan, bombardaci Parma”
– e poi la nostra meravigliosa toponomastica:
Via Carlo Marx
Via Ho Chi Minh
Via Che Guevara
Via Dolores Ibarruri
Via Stalingrado
Via Maresciallo Tito
Piazza Lenin a Cavriago
E la grande banca non più locale con sede in via Rivoluzione d’Ottobre.
– e infine il mio quartiere, dove il Partito Comunista prendeva il 74% e la Democrazia Cristiana il 6% ”

Canon Eos 1D Mark IV

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