tor des geants 2012.

Il Tor des Geants è un Endurance Trail che si snoda lungo le due Alte Vie della Valle d’Aosta con partenza ed arrivo a Courmayeur per un totale di circa 330km (200 miglia) e 24000 metri di dislivello positivo, seguendo per prima l’Alta Via n°2 verso la bassa Valle e ritornando per l’Alta Via n°1. Quest’anno ho avuto la fortuna di seguirlo molto da vicino. Per una settimana, dal 9 al 16 settembre. Di seguito foto e parole.

Il giorno prima: questione di ore.

Ok ci siamo, tra meno di 24 ore sarò on the road a seguire il Tor des Geants. Mi occuperò di fare una sorta di cronaca fotografica in diretta durante questi 6 giorni belli pieni. I post verranno pubblicati sul sito del Tor des Geants, nella sezione blog e tra le news in homepage e sui rispettivi facebook e twitter. In più un riassunto giornaliero sui siti Behindmag e Freshngood raccoglierà le migliori immagini delle giornata. Per ora gli ultimi preparativi mi invadono la testa, dovrebbe esserci tutto, gli zaini sono pronti e le lenti anche, mi attende una settimana intensa tra sentieri, basi vita, ristori, rifugi, boschi, cartine, solitudine, facce nuove, facce stanche, felicità, attesa, insonnia forzata e molto altro. Spero di farvi arrivare, almeno in parte, le sensazioni e le emozioni di questa fantastica avventura.

Domenica: ready to start.

“My mind is wide open and now I’m ready to start”.

Lo cantano gli Arcade Fire e devono averlo pensato tutti, o quasi, i concorrenti che questa mattina hanno preso parte alla terza edizione del Tor des Geants. Menti libere e mega sorrisi stampati in faccia. La fatica dopo. Courmayeur ormai è lontana, i primi la rivedranno mercoledì, gli ultimi, ma solo in classifica, sabato. Keep going!

Domenica: rifugio Deffeyes.

Sono le 21.00 e sto scrivendo dalla base vita di Valgrisenche. La connessione stenta ma se leggete queste righe vuol dire che tutto è andato per il meglio. Con un piatto di pasta e una birretta poi si scrive anche meglio. Stamattina dopo la partenza sono scappato al rifugio Deffeyes, 1.50 di salita ed ero lì, davanti al Rutor, davanti alla pasta e alla birretta, la prima della giornata, e con il cavetto usb bruciato, ovvero nessuna possibilità di scaricare le foto. Per fortuna il gestore del rifugio mi ha prestato il suo, thanks man! Verso le 14.30 decido di scendere e andare incontro ai concorrenti, sorrisi, ancora una volta, qualcuno dice che è perché è il primo giorno, io dico che in foto sono più belli. Incontro Francesca (Canepa), sta bene e vi saluta. E sorride. Nella discesa riconosco una paio di amici e poi Marco e Luca che accompagnano Augusto (Rollandin) verso il rifugio. Arrivo a La Joux alle 16.30, chiamo la mia amica Mary che mi rifornisce di zuccheri e soprattutto di un cavetto nuovo, grazie! Ora Valgrisa, mi accompagna un altro amico, Andrea, curioso di vedere da vicino cosa succede sulle Alte Vie. Stupore per lui. Ora è tempo di foto e alle 03.15 si parte per Cogne… See you there!

Domenica: base vita Valgrisenche.

La base vita di Valgrisenche è una figata. Simpatia, accoglienza e positività. L’ora è tarda per quasi tutti, io e Andrea siamo in macchina nella piazzetta di Valgrisa. Lui Iphone, io con il 23% di batteria restante sul Macbook. Il primo post del nuovo giorno e poi via a Cogne, ma magari un mini sonno ce lo spariamo. Che dite? Buonanotte.

Lunedì: rifugio Sella.

Dov’eravamo rimasti? Ah si, il sonno. Il mio sonno ieri notte è durato il tempo che Andrea ha guidato la mia Kia superaccessoriataetutto (in mio possesso esclusivamente per il Tor) da Valgrisenche a Villeneuve. 20 minuti. Dopodichè l’ho salutato e con un litro di lacrime artificiale negli occhi mi sono diretto a Cogne. Sono partito per il Sella alle 02.50 del mattino, da Valnontey. Non so se vi è mai capitato di camminare in montagna di notte, con un faro in testa e il buio in diretta. E’ un’esperienza completa nella quale la luna e le stelle possono renderci veramente invisibili. Dopo un’ ora di cammino sonno e fatica si sono presentati, avevo incontrato solo due atleti in quell’arco di tempo. Erano quasi le 04.00, ho trovato un piccolo pianetto sotto un albero e mi sono sdraiato ad osservare quella cosa che ancora non sappiamo quanto sia grande; non faceva particolarmente freddo, credo di esser stato lì un 40 minuti, ho scattato qualche foto e poi ho ripreso il cammino. Nel frattempo altri atleti sulla mia strada, Francesca era lì, che per poco nemmeno la riconoscevo. Sono arrivato al Sella con calma, accolto da una decina di persone. Un bicchiere di thè caldo e una breve dormita. Ormai era giorno. L’idea di raggiungere il Col du Loson purtroppo se n’è andata, tempi lunghi e stasera devo essere a Champorcher. Scendo a valle. In questo momento sono alla base vita di Cogne, solita birretta e pastasciutta per me. Tra un boccone e l’altro leggo sms e tanti commenti positivi su Facebook, grazie AMICI, grazie del supporto e grazie delle belle parole!

Lunedì: rifugio Miserin.

Ieri parlavo degli amici e manco a farlo apposta appena prima di partire da Cogne per raggiungere Champorcher mi chiama Mary, cara amica di La Thuile, ha appena passato l’ultimo esame all’università e ha la sera libera. Decide di venire con me. La recupero ad Aosta e insieme saliamo verso il rifugio Miserin. Nel frattempo mi sento con Fabien, Champorcherin doc e amico dei gestori del rifugio Miserin, sale anche lui. Arriviamo al rifugio che è tramonto inoltrato, gli amici di Fabien sono comodi già da un pò e mentre il riso si cuoce ne approfittiamo per qualche brindisi di compagnia. Il Miserin non è un ristoro del Tor ma è in un posto magico, affacciato sul lago e protetto dalle montagne. Capita che parecchi concorrenti vedendo le luci accese ne approfittino per un pò di caldo, li si accoglie felici, col bicchiere in mano. Capita che qualcuno brindi con noi, vino, birra e Genepy. Capita che “la gara” è anche questa, riuscire a star bene, improvvisamente, a 2.600 metri. Capita che certe volte non serve conoscersi da anni per essere amici. Capita che è bello vederli “a casa” per qualche minuto, dimenticarsi quasi che non sono neanche a metà gara. Nella notte qualcuno si ferma a dormire. Le frontali continuano a vedersi. E’ mattina ormai, mucche e galline ci svegliano, creando qualche “disagio” alla staccionata del rifugio. Salutiamo gli amici del rifugio (grazie di cuore) e scendiamo a valle, Mary torna a La Thuile, io ora sono a Hône, caffè e toast da Ale, tra poco riparto. Donnas, Pont-Saint Martin e Perloz le prossime tappe.

Martedì: Hône, Donnas e Pont Saint Martin.

Hône, Donnas e Pont Saint Martin fanno parte di quei posti di cui conosci l’esistenza ma raramente ti capita di andarci. Oggi invece ho deciso di andarci, di “usare” quei borghi come parte di un Tor che non è solo dislivelli e montagna. E’ anche strade, ponti, scale, costruzioni. E’ la bellezza decadente di quei borghi quasi volontariamenti lasciati a sè stessi, il legno delle finestre, le vecchie insegne dipinte sui muri, i vasi di fiori, il silenzio. Decadenti si, ma affascinanti. Stamattina li ho incontrati lì, Les Geants. Alla base vita di Donnas aspettano ancora 80 concorrenti circa. Io aspetto Andrea, e poi Rifugio Coda.

Mercoledì: rifugio Coda.

Andrea arriva a Donnas appena dopo le 20.30, lo aspetto in macchina con un litro di caffè e la radio accesa: Of Monsters And Men, Little Talks. Partiamo direzione Rifugio Coda. Per la prima volta in vita mia percorro la strada per Lillianes, finito l’asfalto continuiamo per la poderale fino al segnavia per il rifugio. Parcheggiamo e vediamo una bella serie di frontali salire il pendio, incontriamo Sabina, atleta di Como, saliamo con lei fino al colle, il terreno è umido, non piove ancora. Arrivati al colle il vento si fà vivo, in 15 minuti siamo al rifugio. Sono le 23.45. Entriamo. Vediamo la stanchezza consumare gli atleti, i 54 posti letto accolgono i concorrenti, turni di 2 ore di sonno, si cerca di accontentare tutti. Vediamo disponibilità e gentilezza. Ci sediamo. Birretta, minestrone, birretta, zuccherini sotto spirito, Genepy. Ci stiamo ambientando. Esco a fare qualche foto, vento sempre presente, frontali anche. Rientro. Intanto facciamo amicizia con chiunque si sieda al nostro tavolo. Incontriamo Julia, ragazza lettone con una caviglia demolita. Piange perchè non può proseguire, non sente ragione, alla fine decide di fermarsi a dormire e provare a ripartire la mattina dopo. Il cuore ha sempre l’ultima parola. Le ore passano, riusciamo anche a dormire un pò. Ci svegliamo all’alba. Guardiamo ad est, ancora una volta mi stupisco. Caffè, saluti, ringraziamenti e si torna giù. Adesso siamo alla base vita di Gressoney, il meteo non è dei migliori. Pranzo veloce e poi Alpenzù.

Mercoledì: Alpenzù.

Breve salita pomeridiana all’Alpenzù. Trovo difficoltà a descrivere questo piccolo villaggio appena sopra Gressoney Saint-Jean. Un piccolo paradiso forse. Se vi capita fateci un salto, merita. Nel frattempo il sonno sale, stasera mi fermo a Donnas da Fabien. Un letto è quello di cui ho bisogno. Sogni d’oro, a domani, Cheneil e Cuney in programma.

Giovedì: Cheneil.

Ieri ho passato la notte a Donnas, a casa di Fabien. Un letto e 10 ore di sonno mi hanno fatto bene. In questo momento sono alla base vita di Valtournenche, pasta rossa e birretta. Stamattina sono salito a Cheneil, stupenda vallata sopra Valtournenche. Sono andato incontro ai concorrenti, verso il colle, ho incrociato una decina di atleti e un pò di mucche “abituate” al passaggio dell’uomo. Il vallone di Cheneil è veramente incredibile. Nel frattempo al Malatrà ha nevicato, i cancelli si sono allungati di 5 ore e Francesca è la prima delle donne. Ora un dolcino e poi si parte per il Rifugio Cuney.

Giovedì: rifugio Cuney.

Salgo al Rifugio Cuney con Marco, ci vediamo a Nus poco prima delle 16.00. Da troppi anni non percorrevo la strada di Saint Barthélemy. Superato il capoluogo iniziamo la poderale che ci porterà molto vicini al rifugio. Parcheggiamo all’alpeggio di Réche, temperatura 3.5°. Il panorama è stupendo, la luce del tramonto è ormai vicina, calda illumina le vette intorno a noi. Vediamo i primi atleti in arrivo dal Bivacco Reboulaz, dopo poco ci immettiamo sul sentiero che ci porterà al rifugio. La Becca del Merlo e le sue vicine ci ricordano un pò le Dolomiti, poi ci voltiamo e tutto passa. Al rifugio troviamo un’ottima accoglienza e un gradito tepore. Aspettiamo un pò di concorrenti. Qualche foto, una gustosa minestra e quattro chiacchiere fanno arrivare le 22.30. Il vento si è calmato e ora si sta bene, ci saranno 0 gradi. Alcuni ripartono per il Bivacco Clermont, altri ne approfittano per riposarsi un pò. Sono stanchi, 250 km già fatti. Arriviamo alla macchina e si torna a casa. Sulla via del ritorno ricevo un sms inaspettato, grazie, perchè poche parole rimangono per molti giorni. Domani Rifugio Champillon.

Venerdì: base.

Base non è un rifugio, nè un bivacco e nemmeno una località in cui passa il Tor. Base è dove il Tor viene ascoltato, gestito, curato, aiutato, calcolato, pensato e, purtroppo, accorciato. Questo il comunicato delle 02.02 di ieri notte: “Dopo un attento sopralluogo tecnico, a causa del ghiaccio formatosi intorno al Col Malatrà, questa notte l’organizzazione ha deciso di anticipare a Saint-Rhémy-en-Bosses il traguardo ufficiale della corsa, ovvero al km 303.” Succede, su una gara di 330 km che si svolge in montagna e che dura una settimana. Succede, quando si parla di Persone, non di eroi. Lunedì si lavora, il corpo ha un limite e la vittoria più bella, talvolta, è la rinuncia. Alla Base sanno bene che cosa vuol dire rinunciare, una settimana qua in compagnia di radio, computer, numeri e calcoli non è proprio da tutti. Più il lavoro di un anno. Bravi.

Venerdì: rifugio Champillon.

Ultimo rifugio, ultima salita. Dai, ci siete quasi, 30 minuti di salita e poi giù a valle, verso Saint Rhémy. Verso il nuovo arrivo. Io lascierò casa tra poco, tempo di finire il caffè e di caricare le “penultime” foto. L’arrivederci a più tardi.

Sabato: questione di (cu)ore.

“La realtà è il cinque per cento della vita. L’uomo deve sognare per salvarsi.” (W. B.)

Il Tor des Geants è reale, non c’è dubbio, ma quante “realtà” conoscete che portano in grembo il SOGNO? Il sogno, per la maggior parte dei partecipanti, è di farli tutti quei 330 km. E allora se davvero è come dice Walter, questi uomini sono più vicini alla salvezza, perchè il loro sogno è durato 3, 4, 5, 6 giorni. Quest’anno chi ha sognato più a lungo è stato Francis De Stefani, 66 anni. Ha sognato per 144 ore, 29 minuti e 43 secondi. Vederlo all’arrivo è stato emozionante. Gli scattai una foto pochi minuti prima della partenza ed ora eccolo lì, stanco, dolorante ma festeggiato da tutti, come se anche loro sapessero che è lui il più fortunato. Beati sogni. L’anno scorso tornando dall’Eroica scrissi un post sulla RICCHEZZA. Tornai da quell’esperienza arricchito, nello spirito. Dopo questi sei giorni la sensazione è la stessa. Ora non posso più nasconderlo, la partenza è stata vissuta da me con un pò di nervosismo, credo naturale, dovuto al fatto che non sapevo cosa mi aspettava. Ora lo so: una botta di vita, OSSIGENO. E’ stata una settimana intensa, ricca, mai scontata, felice. Questi sei giorni mi hanno dato tanto, a livello umano prima di tutto, fotografico di conseguenza. Heart and truth, ovvero cuore e verità, sono anni che lo porto sulla pelle, quella macchina fotografica stilizzata, tra le due scritte, mai come in questi giorni quel tatuaggio è stato così VERO. Mentre scrivo ho gli occhi pieni di BELLEZZA. Gli atleti, i volontari, il pubblico, i rifugi, le basi vita, le albe, i tramonti, i posti nuovi e lo stupore di fronte a tanta meraviglia, la luce del tardo pomeriggio, autunnale, calda, la stanchezza, le frontali viste da lontano che come lucciole risalgono il pendio, prendono freddo, sorridono. Le lacrime. Il freddo. Le cazzate dette con gli amici e con gli atleti, atleti amici. Le birrette bevute alle basi vita, con l’immancabile pasta, i chilometri fatti in macchina, la compagnia degli amici, i post apprezzati, le foto commentate e i messaggi ricevuti. GRAZIE.

L

Annunci
2 commenti
  1. davide ha detto:

    come dice Eugene Hütz in ‘ogni cosa è illuminata’.. superiore! scrivi e scatti in maniera superiore. ben fatto benedet, molto karasciò!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: