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Semplice no? Allora a quel punto scegli il libro che preferisci, rigorosamente usato, e il tuo sguardo si posa su quelle cifre pallide. Poi decidi. Intanto il tempo passa, osservi, ti guardi attorno, lo annusi quel libro, perchè l’odore, il profumo della carta d’annata, resa fragile dal tempo, è più buono, buono come è stato per me vedere il mare in una primavera ancora acerba, quasi autunnale. Un mare grigio, forte insieme al vento e alla pioggia che lo hanno avvicinato ai miei occhi, mare amico. I lidi ferraresi, Ferrara, Comacchio, le biciclette, i gabbiani che giocano, le seconde case silenziose, il pranzo pasquale dei nonni, gli ideali, la piadina, quella vera, il sabato sera davanti alla tv, la trattoria Rana, attesissima, sulla via del ritorno, in compagnia di Lance e Fra, una bottiglia di Sangiovese e varie pietanze tipiche, elogio della semplicità. Tornare a Torino è stata dura. Mi piace l’Emilia Romagna, mi fa ricordare ciò che non ho visto, mi arricchisce. Alla fine il libro non l’ho scelto, i libri non dovrebbero avere un prezzo, i libri sono di tutti.

Minolta XD7 + Fujicolor Pro 400H

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“Mi rivedo con Picasso mentre tornavamo di notte dall’Albergo Minerva, dove alloggiavano le ballerine russe, al nostro albergo in Piazza del Popolo. Preferivamo la Roma al chiaro di luna perché di notte si vede come è fatta una città.”

Jean Cocteau aveva ragione. Di notte a Roma si sta meglio, meglio che di giorno dove anche gli abitanti appaiono turisti, turisti fra i turisti, overdose di persone, schiacciate dalle auto, dalle macchine fotografiche e dai sorrisi cortesi. Si sta meglio passeggiando sul lungo Tevere, dopo una cena “tipica” alla Fraschetta, dopo il vino dei Castelli e l’Amaro del Capo. Roma si risveglia, silente, vedi i secoli che gli sono passati sopra, che la sfiorano, che la fanno andare avanti, vedi quello che era, lo immagini, immagini quello che è stata per molti, chi la storia l’ha fatta per davvero. Se ne frega di quello che era, ci ripensa poi, si espone, si fa guardare Roma, come una bella donna, come una puttana usata e abbandonata, rovinata ma consapevole, lo fa apposta, le piace piacere. Ora Roma è sola con i suoi monumenti accompagnati da tiepide luci, convive con i ladri ed i nostri voti, non si spaventa più di nulla, sopravvive, finchè arte e bellezza le daranno rifugio, finchè memoria sarà resa visibile.

Minolta XD7 + Kodak Portra 400, Kodak Gold 200, Kodak T-Max 400.

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Il periodo storico è quello giusto per tornare ad indossare gli zoccoli di legno.

Souvenirs, talvolta sfocati, di una Veillà con i sabot, i litri di rosso, il minestrone, i formaggi e l’abbigliamento tipico.

Canon AF35ML + Ilford HP5 Plus

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Quella sera Layne ha fatto la cena perchè aveva trovato lavoro. Cioè non che sia disoccupato ora, nel senso ora lavora e quella sera voleva condividere la sua gioia con noi. Almeno credo. I Clash lo cantavano anni fà, ma tutto torna, noi siamo fortunati, pastori nel gregge, ma fino a quando? Non ho tutta sta voglia di esaminare robe ora. Ho il mio whisky, la musica e un letto che mi aspetta. Si sono egoista e penso a me. E tu invece? Cazzo pensi? Siamo tutti uguali, non è che risolvi i problemi del mondo se ci pensi, tanto in giro per le città c’è scritto che Gesù sta arrivando. Ok, ma dove? E con che mezzo poi? Non è che Gesù arriva con il carretto, cioè non me lo immagino,siamo nel 2012 cazzo avrà almeno un Murcielago, o una di queste qua che si è fatto fare dal suo amico Lapo, comunque non ci credo mica totan. Vabbè vorrei parlare ancora ma mi sto consumando da solo quindi buonanotte. Maledetto Bowmore.

Minolta XD7 + Lomo bw 400

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Livia, che è la fidanzata di Ciccio, ha fatto il compleanno nella cantina di Ciccio. La cantina di Ciccio è un luogo mitico per tutti noi amici di Ciccio, sono molte infatti le storie, quasi leggende, legate a questo piccolo buco sottoterra. Ora qui vedi le piastrelle ma una volta c’era solo gofan e quando tornavi a casa erano cazzi, sempre se ci tornavi a casa, sempre se Ciccio non ti offriva un Contains. L’apertura della suddetta cantina è ormai legata solo ed esclusivamente a rarissimi ed importantissimi eventi. Alla fine in questo rullo ci trovi il compleanno di Livia, due coppie felici, amici, mia mamma, Bagalim, Giovanna e il mio giardino fake.

Olympus mju + Kodak Trix 400

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“Personalmente, la montagna mi ha insegnato una cosa: che da una cima non si va in nessun posto, si può solo scendere. Una grande lezione: scendere, tornare indietro, all’essenziale, alle origini. Lezione che induce a riflettere sulle vette della vita: il successo, il denaro, il potere, le vittorie. Vette che chi le ha ottenute, un giorno dovrà lasciare.”

 Queste non sono parole mie, bensì di Mauro Corona. Mauro Corona è una di quelle persone che vorrei incontrare al bar la sera, quando fuori fa freddo e tutti se ne stanno in casa, soffocati dalle comodità di un soffice divano e rincuorati dalla speranza di un bel pompino. Alpinista, scultore e scrittore Mauro ha accompagnato il mio viaggio verso L’Eroica con un piccolo, ma immenso, libricino chiamato La Montagna. 95 pagine di ispirazione, ammirazione, rispetto e insegnamenti. In quelle parole mi ci sono trovato e non è stato difficile capire che molti pensieri potevano benissimo adattarsi alla meta del nostro viaggio, quello mio, di Marco, Andrea, Roland, Alice, Mauri, Andrea e Alberto.

L’Eroica è una pedalata tra le strade bianche del Chianti senese, da fare esclusivamente con bici d’epoca, ovvero con bici costruite prima del 1987. Un ritorno alle origini insomma, quasi una rivincita dell’acciaio sulle leghe leggere, un ritorno a ciò che il Ciclismo ha rappresentato per tanti anni, quel Ciclismo Eroico appunto, quello di Gino, di Fausto, di Alfredo, di Fiorenzo, di quell’Italia unita dalle due ruote e separata dalla Guerra. Ecco allora il Ciclismo fondersi con le Montagne, lo Stelvio, il Galibier e l’Izoard, la fatica e la speranza, i sogni di un popolo che vedeva nei corridori la rivincita da un periodo di sofferenze. Il Ciclismo come la Montagna, entrambi metafore della vita, in tanti hanno scritto di loro, poeti, giornalisti, scrittori, ora è il mio turno, con un pò di presunzione forse, ma con il cuore in mano e negli occhi quei giorni trascorsi con i miei Amici.

Gli Amici Miei.

Ecco un paese di 1.200 famiglie trasformarsi in un’unica famiglia composta da più di 4.000 persone che in quei primi giorni di Ottobre con le loro biciclette lo accarezzano, lo circondano, quasi a proteggerlo e lo solleticano, lo rallegrano, talvolta aiutati dal frutto di ciò che prende vita da quelle colline. Ecco Amerigo che balla con Alice e ci racconta del suo passato a tratti burlesco e gaudente. Ecco allora che mi fermo a parlare con un uomo che potrebbe essere mio nonno, gli sguardi si incrociano, parliamo di quest’Italia malata, della sua giovinezza, della mia nostalgia. E non ci scambiamo le mail, probabilmente non ci rivedremo mai più. Ecco che il mio vino è finito. Ecco ora la partenza che ci unisce, tutti insieme, mi guardo intorno, la scritta Bartali sul metallo mi rincuora, i 75 chilometri passano tra salite, polvere e ammirazione, il sole ci accompagna, si spera di non bucare, si soffre un pò, ma si è ripagati dalla ribollita e dai sorrisi dei compagni. Ecco le colline, le damigiane, il pizzo e l’asfalto.

Ecco il traguardo.

Ecco, ecco il tramonto che ci accompagna verso casa, ed ecco che d’un tratto ripenso a quei giorni e alla ricchezza che mi hanno donato.

Grazie a Lomography, Mauro Corona e William Fitzsimmons. E grazie agli Amici Miei.

[vimeo http://vimeo.com/30305924 w=640&h=360]

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“C’era una volta un giovine baldanzoso… che pensava solo al modo piu bizzarro di rovinare i muretti del suo paesello, ed il modo piu rumoroso di sorvolare luccicanti scalinate di marmo. Quando un bel giorno… si scontrò con il duro ed opaco mondo del lavoro… qualche anno dopo il giovine “capì”…”

CONTINUA…

Probabilmente le favole esistono anche negli anni zero. Che poi finiscano con l’unione di due persone o di una serie di tubi d’acciaio poco importa. Mattia ci crede da qualche anno. Gli altri stanno a guardare. Se ti piace il profumo della carta, quella che sa di buono, cerca Salad Days #9. Altrimenti accontentati del monitor.

Yashica FX-3 + Kodak Trix 400

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Il post in questione non c’entra con le cannette.

Lui è Rollo e l’altro giorno ci siamo fatti 60 km per berci due birrette, perchè a Saint Vincent costano meno.

Olympus mju + Kodak Portra 400 nc

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